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Progetti 2026-10-16 ProtoMedia

Il manuale che risponde

Dunyazad aveva bisogno di un manuale. Lo strumento per tenere insieme i racconti si è rivelato lo strumento giusto per tenere insieme un manuale. Così è nato Tawaddud.

Ogni cosa nuova ha bisogno di un manuale, e Dunyazad non fa eccezione. Chi legge deve sapere come si entra e come si sceglie la lingua; chi scrive deve sapere come si manda un racconto e cosa succede dopo; chi certifica deve sapere cosa controllare e come si firma. Pagine da scrivere, e qualche video, perché certe cose si capiscono guardando.

La domanda era dove metterli.

Le tre scatole sbagliate

La prima idea era metterli fra i racconti: una sezione «aiuto» dentro Dunyazad. Ma un manuale in mezzo ai racconti è un cartello stradale in mezzo a un bosco: utile, e fuori posto. Dunyazad è fatto per leggere storie, e tutto quello che ci sta dentro deve esserlo.

La seconda era YouTube per i video e un PDF per il resto. Funziona, e lo fanno tutti. Ma un PDF risponde alle domande nell’ordine in cui le ha pensate chi l’ha scritto, e chi arriva ha una domanda sola, la sua, che sta al capitolo nove e dipende da una cosa detta al capitolo due. E un video su YouTube porta con sé i cookie e gli script di qualcun altro, su un sito che promette di non seguire nessuno.

La terza era chiedere a un assistente. Ma un assistente che non ha letto il manuale di Dunyazad, e nessuno l’ha letto perché non esisteva, risponde lo stesso, con la stessa voce sicura. Sulle cose che non sono scritte da nessuna parte, l’invenzione è l’unica opzione che ha.

Lo strumento che c’era già

A quel punto è venuta un’idea semplice. Dunyazad non è un contenitore di racconti: è uno strumento per tenere insieme dei testi. Ogni persona, luogo, oggetto o idea ha un’identità stabile; ogni racconto dichiara a cosa si aggancia; i legami hanno un peso; e chi chiede qualcosa all’assistente del sito riceve una risposta presa dai documenti, con il documento citato.

Un manuale è il testo che ha più bisogno di tutto questo. Le sue «persone, luoghi e idee» sono i concetti: il bollino, la bozza, il certificatore, la lingua sorgente. Ogni pagina deve essere intera, come un racconto, perché chi la apre ha una domanda e non vuole un capitolo. E da ogni pagina si deve vedere cosa viene prima, cosa viene dopo, cosa sembra lontano e dipende dalla stessa regola.

Con poca spesa, lo stesso strumento che regge i racconti poteva reggere il manuale. Bastava dargli un altro nome e un’altra porta.

La schiava che rispondeva

Il nome viene da dove viene Dunyazad. Nelle Mille e una notte c’è una storia senza geni e senza lampade: un giovane di Baghdad sperpera l’eredità e gli resta una sola cosa, una schiava, Tawaddud, che il padre aveva fatto istruire in ogni scienza. È lei a dirgli cosa fare: portami dal califfo e chiedi diecimila dinari.

Harun al-Rashid non paga sulla parola. Convoca i dotti della corte, uno per sapere, e ognuno la interroga per un giorno intero: il giurista, il medico, l’astronomo, il filosofo, il maestro di scacchi. A ognuno risponde, e alla fine è lei a fare una domanda a cui nessuno sa rispondere. Il califfo paga, e il giovane ha di nuovo una fortuna.

La storia dice due cose che un manuale dovrebbe tenere a mente. Che il sapere vale quando risponde alla domanda che viene fatta, non nell’ordine in cui è stato imparato. E che il califfo ha messo alla prova prima di pagare: una risposta vale se qualcuno ne risponde.

Tawaddud

Tawaddud è il manuale di Dunyazad, in forma di sito. Documenti e video su come si legge, come si scrive, come si certifica, uno per argomento, ognuno intero. I concetti sono collegati tra loro e si attraversano: da «il bollino» si arriva a «chi certifica», e da lì a «cosa succede a un racconto respinto», senza passare da un indice. Le pagine sono scritte da chi ha costruito la cosa che descrivono, con un nome e una data, e cambiano quando cambia Dunyazad.

E quando in Dunyazad si chiede a Shitsuji «come faccio a…», la risposta viene da qui: dalla pagina giusta, citata. Non da quello che un modello ricorda di aver letto da qualche parte.

Quello che potrebbe venire dopo

Tawaddud nasce per una cosa sola, e lo faremmo anche se servisse solo a quella. Ma uno strumento nuovo apre strade che non si erano cercate. Il bisogno da cui è nato non è solo nostro: chiunque costruisca qualcosa ha un manuale da scrivere e le stesse tre scatole sbagliate in cui metterlo. Se a qualcuno servirà un posto fatto così per il suo manuale, la porta è la stessa.

Tawaddud sta aprendo, su tawaddud.com.

Vai su tawaddud.com

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